Una della più forti sensazioni di solitudine la si prova in griglia, sembra un paradosso, ma non lo è pensiamoci bene. A pochi minuti dallo sparo del via di quella serale che proprio tanto ci piace e dove dobbiamo lottare per la classifica che sia il podio assoluto, di categoria o solo la sfida col nostro amico/rivale più caro…quando sei lì pressato come una sardina tra mille colori ed odori in una bellissima emozionate serata di Maggio o Giugno, proprio lì tra 1000 e più runners, sei solissimo, tu pronto (?) alla tua fatica che è solo tua.

Poi lo sparo e tutto si scioglie e tutto fluisce e tu diventi parte di un tutto che non ha più singolarità. Sei il pezzo di un puzzle pazzesco che attraversa le dolci sere di primavera, ne respira i profumi, proprio nell’ora delle fate, quando il mondo non ha confini. Tu sei protagonista del più grande possibile spettacolo, sei un runner e stai correndo, libero. Ma quanto è pazzesca questa sensazione!

Già ma come ci seri arrivato lì…innanzitutto anni fa, non si capisce bene per quale motivo, hai deciso di uscire a fare una corsetta, hai sempre praticato altri sport calcio o basket, ginnastica artistica o pallavolo, odiavi correre, ma chissà per quale magia da quella corsetta lì qualcosa ti cambia dentro, provi una sensazione che assomiglia ad un piacere, e allora ripeti e allunghi, e cominci a partecipare a qualche corsa di paese, nelle campagne, incontri persone nuove, e conosci altri runners, come te…e ci si racconta e ci si dà appuntamento alla domenica successiva per quella gara là che è “proprio bella”.

Succede che una domenica mattina di Marzo un tuo nuovo amico di corsa ti chiede: “ma tu le hai mai fatte le serali?” “Le serali?” - sei basito manco sapevi che esistessero - “Si le serali, corse all’ora del tramonto di 5 - 6 km, brevi e velocissime”. Resto sbalordito, a quell’ora tu hai sempre cenato, vabbeh sei curioso e allora alla prima di Aprile ti presenti senza sapere cosa ti aspetta. Basta da quel momento lì sei finito. Le regole sono semplici, una volta entrati non si può più uscire. Alla prima non ci capisci niente, ma per Giove se ti ti diverti e allora via con quella dopo e quella dopo ancora, finché non ti fulminano: “allora lo fai anche tu il Varesotto?!”. “Il Varesotto?” - ti chiedi sempre più basito - “si, una serie di serali a tappe nel basso varesotto con tanto di classifiche a tempi e maglia rosa”.

 

A questo punto, anche se ti fosse rimasto un solo minimo dubbio che questa banda di gente fuori di testa che ha fatto di uno sport di fatica la propria dipendenza, capisci che è tutto vero, gente di un altro livello!
E così scopri l’ “università del podismo amatoriale”, il Giro del Varesotto, che da sempre (21 anni nel 2019) va in scena nel periodo più bello dell’anno a cavallo tra Maggio e Giugno.

Ognuno di noi ha impresse dentro le sensazioni che solo questo circuito sa regalare e ti fa vivere, il giorno della gara sei teso da appena sveglio, ti sale la tensione e l’adrenalina, non vedi l’ora che la giornata ti passi per recarti alla tappa di giornata dove ti senti re e regina. Questa è la verità. Ogni tappa ha il suo rito uguale e diverso a se stesso, saluti chiunque tu conosca, spesso praticamente tutti, ti scaldi, le frasi scaramantiche di rito “come va?” “lascia stare, 3 mesi fa peperonata e ancora non ho digerito” ah ah ah, ogni scusa per la pretattica è buona, siamo tutti uguali, poi partirai gomiti aperti e sportellate a chiunque, senza pietà! Si avvicina l’ora e ci si appropinqua alla zona di partenza, ancora si scherza, ma la tensione si taglia…ed a questo punto c’è la griglia, il più grande raduno di re e regine di tutti i tempi, a migliaia in pochi metri quadrati.

Siamo tantissimi, ma lì proprio lì siamo incredibilmente soli, noi, le nostre paure, le nostre motivazioni, le nostre sensazioni. Poi c’è lo sparo che non è sentenza, ma è giustizia, è libertà, è vita.

Tornerà il momento della solitudine, quella vera del runner, non quella da quarantena da distanza sociale, quella solitudine gomito a gomito. Tornerà quella solitudine di re e regine. Tornerà quella solitudine col cuore a mille, mille cuori a mille. E per Giove se sarà pazzesco!

 
 

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