Monaco, 14/08/2020 - (fonte Fidal.it) - Un record del mondo, un record d'Europa, e ben dodici migliori prestazioni mondiali dell'anno, questo il sontuoso bilancio dell'Herculis, primo meeting vero della Wanda Diamond League dopo la pandemia. Oltre al primato del mondo sui 5000 metri dell'ugandese Joshua Cheptegei (12:35.36), la copertina di Montecarlo va alla strepitosa gara dei 1500 maschili vinta dal keniano Timothy Cheruiyot in 3:28.45, davanti al neo-primatista d'Europa Jakob Ingebrigtsen (3:28.68), e va anche all'altro norvegese Karsten Warholm, autore di un pazzesco 47.10 sui 400 ostacoli.

Fantastico a Montecarlo nei 5000 metri che hanno illuminato la Wanda Diamond League, nel tempio dello Stade Louis II. Il tentativo di record del mondo dell'ugandese Joshua Cheptegei è riuscito, con un crono straordinario di 12:35.36, abbondantemente sotto lo storico limite di Kenenisa Bekele, un 12:37.35 vecchio di 16 anni firmato a Hengelo. Nella gara del primato, non è andato a buon fine l'attacco al record italiano scagliato da Yeman Crippa, ritirato intorno ai 3750 metri, quando mancavano poco più di tre giri, dopo un inizio complicato per il ritmo sostenutissimo impresso dai pacemaker: “Purtroppo ho beccato una giornata no, la metto via il prima possibile e ci proverò di nuovo a Ostrava l’8 settembre”, le prime parole del mezzofondista delle Fiamme Oro, primatista italiano dei 10.000 metri, che andrà nuovamente alla ricerca del 13:05.59 di Totò Antibo che resiste da trent'anni.

La storia di questo record è figlia dell'immenso talento dell'ugandese, campione del mondo a Doha sui 10.000 metri, capace di togliere ben ventidue secondi al personale per entrare nella storia. Negli intermedi anche una world lead sui 3000 in 7:35.14 e il passaggio ai 4000 in 10:05.41 che ha pesato come un'ipoteca sulla riuscita del tentativo di primato mondiale. Circa due secondi di progresso sul limite di Bekele, così come di due secondi fu il margine che lo stesso Bekele sottrasse al precedente record dell'altra leggenda Haile Gebrselassie. E' il picco di un meeting favoloso, il primo grande show di un anno surreale, che riporta un sorriso luminoso negli occhi di tutti gli appassionati. Dietro Cheptegei scende sotto i 13 minuti, nuovamente, anche il keniano Nicholas Kimeli, secondo in 12:51.78, davanti all'altro keniano Krop (13:11.32) e all'olandese Foppen, al record nazionale di 13:13.06. Personali anche per lo spagnolo Oumaiz (13:13.14) e per il francese Gressier (13:15.77). 

Joshua Cheptegei è nato il 12 settembre 1996, non ha ancora compiuto ventiquattro anni. Vanta già il titolo iridato dei 10.000 metri conquistato in Qatar nella scorsa stagione, dopo essere stato d'argento a Londra nel 2017, e l'oro mondiale di cross ancora dallo scorso anno. Nel 2018 si è laureato due volte campione ai Giochi del Commonwealth di Gold Coast su 5000 e 10.000 metri. Ai Giochi di Rio 2016 è stato finalista su entrambe le distanze, ottavo sui 5000 e sesto sui 10.000, due anni dopo essersi laureato campione del mondo U20 sui 10.000 a Eugene.

Vincono pure Armand Duplantis nell'asta (6,00 e tre errori ai 6,15 del top outdoor all-time), lo statunitense Noah Lyles sui 200 in 19.76 (+0.7), le keniane Faith Kipyegon sui 1000 metri in 2:29.15 (seconda prestazione di sempre) e Hellen Obiri sui 5000 metri in 14:22.12 (ritirata la Hassan). Top stagionali anche per Donavan Brazier sugli 800 metri in 1:43.15, Soufiane El Bakkali sui 3000 siepi in 8:08.04, Orlando Ortega sui 110 ostacoli in 13.11 (+0.8) e Lynna Irby sui 400 donne in 50.50. Successi per Yaroslava Mahuchikh nell'alto con 1,98, Ajla Del Ponte sui 100 in 11.18 (+0.6) e Yulimar Rojas nel triplo con 14,27 (0.0). Altri quattro atleti italiani presenti a Monaco oltre a Yeman Crippa ritirato nei 5000: Claudio Stecchi quarto nell'asta con 5,50, Paolo Dal Molin quinto sui 110 ostacoli in 13.61 (+0.8), Anna Bongiorni sesta sui 100 metri in 11.44 (+0.4), Erika Furlani settima nell'alto con 1,84.

I 1500 metri, da sempre una delle copertine più luminose dell'Herculis, regalano emozioni ancora una volta straordinarie. Le star annunciate Timothy Cheruiyot e Jakob Ingebrigtsen danno vita a un duello favoloso, al termine di una gara lanciata a ritmi vertiginosi dal pacemaker Tim Sein (52.59 e 1:51.74). A 400 metri dal traguardo Timothy e Jakob prendono la rincorsa per il rush conclusivo, dove tenta di inserirsi un eccellente Jake Wightman. L'arrivo è una fotografia degna dell'Herculis, con Cheruiyot che resiste e rintuzza la freschezza di Ingebrigtsen, chiudendo nella world lead di 3:28.45, a soli quattro centesimi dal personale. Jakob è superlativo, e in 3:28.68 demolisce il record europeo di Mo Farah (3:28.81, sette anni fa nello stesso stadio). In uno scintillante 3:29.47 Jake Wightman mette il nome alla quinta prestazione continentale di sempre, settimo europeo a scendere sotto i 3:30. Anche Filip Ingebrigtsen fa grandi cose in 3:30.35, vicinissimo al personale, e con il quarto posto mette il bavaglio all'etiope Kejelcha, quinto in 3:32.69. Splendido dominatore, con primato del meeting, miglior prestazione mondiale 2020 e ottavo crono assoluto di sempre nei 400 ostacoli, Karsten Warholm vale da solo il prezzo del biglietto. Il norvegese due volte oro mondiale non trova nessuna resistenza pur in un contesto di eccellenti specialisti e fa il vuoto, soprattutto in rettilineo quando gli avversari rallentano e lui rallenta molto meno. Il 47.10 di stasera è la seconda prestazione in carriera del vichingo, e anche la seconda in Europa di ogni epoca, dopo il suo primato continentale di 46.92. A quasi due secondi (!) il turco Copello (49.04), migliore dei terrestri. Con Jakob Ingebrigtsen, l'happening norvegese è davvero straordinario. E Noah Lyles? Superba la volata del campione del mondo, stavolta 19.76 (+0.7) nei 200, altro mondiale stagionale con l'ombra, piuttosto lontana, del fratello Josephus alle spalle, migliore degli avversari di stasera (20.30). I big europei Guliyev e Gemili non mordono, e vengono battuti anche dal sorprendente tedesco Almas (20.64) che segna un nuovo personale dopo i recenti exploit sui 100 metri (10.08 e 10.09).

 

GLI ITALIANI - Per Claudio Stecchi (Fiamme Gialle) il 5,50 del primato stagionale non può essere un riscontro in linea con le aspettative. L'astista fiorentino è partito bene superando al primo tentativo la misura d'ingresso scelta a 5,50, per poi sbagliare tre volte alla quota superiore di 5,60. Vince il logico favorito Armand Duplantis, al termine di una gara non priva di errori su misure intermedie, con un 6,00 di rara bellezza, che migliora la già sua miglior prestazione mondiale. Lo svedese ha anche provato i 6,15, misura mai superata da nessuno in una gara all'aperto. Fuori gioco il campione del mondo Sam Kendricks, forfait obbligato per il mancato arrivo delle aste dello statunitense. Paolo Dal Molin (Fiamme Oro) in ottava corsia parte molto bene nei 110hs, aggredisce i primi tre ostacoli con efficacia poi non è ugualmente brillante nella parte centale del rettilineo. Mette comunque a segno l'obiettivo di migliorare il 13.65 di Trieste e chiude quinto in 13.61 (+0.8). Davanti, gran gara per i primi quattro, con lo spagnolo Orlando Ortega che vola alla miglior prestazione mondiale stagionale di 13.11 davanti al britannico Andy Pozzi (13.14, personale eguagliato) e al francese Wilhem Belocian (anche per lui personale in 13.18), bravo a lasciarsi alle spalle di un centesimo il campione del mondo Grant Holloway (13.19). Per Dal Molin, prossimo appuntamento a Leverkusen, domenica, e a Szekesfehervar, in Ungheria, mercoledì. Sui 100 metri fa discreta figura Anna Bongiorni (Carabinieri), sesta in 11,44 (+0.6), in una gara vinta dalla sprinter europea più in forma da settimane, la svizzera Ajla Del Ponte (11.18), che infligge un decimo alla statunitense Hobbs e uno e mezzo alla tedesca Luckenkemper. L'azzurra parte bene e per metà gara resta a fianco alla favorita ivoriana Ta lou, alla fine quarta in 11.39. Soddisfazione per la Bongiorni, essersi messa alle spalle sprinter di vaglia come l'altra tedesca Haase e la britannica Neita. Gara sfortunata per Erika Furlani (Fiamme Oro), settima nell'alto con 1,84, la stessa misura della quarta classificata, con tre prove e un errore anche a 1,80. Gara risolta dal duello atteso tra le ucraine. La più giovane Mahuchikh vince con 1,98, stessa misura di Yuliya Levchenko.

L'istinto killer della due volte iridata dei 5000 metri Hellen Obiri è efficace anche a Monaco. Il compito è reso meno complicato alla keniana dal ritiro di Sifan Hassan, arresasi a un chilometro dal traguardo. In lotta per il successo restano la Obiri e l'etiope Gidey su ritmi molto alti (intermedio ai 3000 della Gidey in 8:41.67). A duecento metri dal finish la volpe keniana cambia passo passando all'interno l'etiope e vola all'eccellente primato del meeting e ovvia world lead di 14:22.12, 17esima prestazione assoluta all-time, lasciando in seconda piazza la Gidey (14:26.57) e una bravissima Laura Weightman (14:35.44), britannica al primato europeo stagionale. In quarta piazza, centra il record nazionale e il primato d'Oceania outdoor l'australiana Jessica Hull con 14:43.80. La serata del mezzofondo made in Kenya è straordinaria: con Cheruiyot e la Obiri, fa grandi cose anche un'altra iridata, Faith Kipyegon, che manca di poco il primato del mondo sui 1000 metri (2:28.98 di Svetlana Masterkova) firmando in 2:29.15 la seconda prestazione di sempre e il primato africano e del Commonwealth. La keniana ha preceduto la scozzese Laura Muir, ora settima di sempre sulla distanza con il record britannico di 2:30.82. Vanno ai primati nazionali anche l'irlandese Mageean (2:31.06), l'ugandese iridata degli 800 Nakaayi e la polacca Ennaoui.

Mantiene le promesse di limare il mondiale stagionale anche l'iridato degli 800 metri Donavan Brazier, che in 1:43.15 vince una gara tutt'altro che facile alla resa dei conti, con primati personali a pioggia, e con il connazionale Kyle Hoppel che riesce a non farsi staccare sul ritmo e gli resta alle costole fino alla fine, secondo in 1:43.23. Festa cronometrica anche per il canadese Arop (1:44.14) e per il francese Benjamin Robert (1:44.56, migliore prestazione europea dell'anno). Sotto l'1:45 anche il british Langford, il tedesco Reuther e l'australiano di origini keniane Peter Bol. Chiude la serata l'ultima delle numerose world lead dell'Herculis 2020. quella del marocchino Soufiane El Bakkali sui 3000 siepi, vincitore in 8:08.04 sul keniano Leonard Bett (8:08.78) e sul francese Bedrani (8:13.43). Altra world lead sui 400 donne vinti dalla 20enne statunitense Lynna Irby in 50.50, che precede la connazionale Jonathas (51.40) e l'olandese Bol (51.57). Nel triplo misure sottotono, e gara tutto sommato modesta della superstar venezuelana Yulimar Rojas, che vince con 14,27 (0.0) sulla bulgara Petrova (14,18/+0.5) e la portoghese Mamona (14,08/-0.3).

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