La gara: la 100 Km del Passatore: è una competizione podistica di ultramaratona che si svolge nell'ultimo sabato di maggio con partenza da Firenze e arrivo a Faenza, attraversando due passi appenninici (Vetta le Croci e Colla di Casaglia), completamente su asfalto.
La gara, che si è svolta per la prima volta nel 1973, è intitolata al Passatore, popolare figura della storia e del folclore romagnolo, e quest’anno giungeva alla sua 50° edizione.
A meno che non si voglia puntare alle posizioni di vertice (su 3500 iscritti, credo che solo una decina ambiscano a tale obiettivo), la si può “correre” in diversi modi.
“Correre”: diciamo che è un viaggio, una sfida con sé stessi. Ed io avevo deciso di farla al mio meglio: non partecipare tanto per dire di averlo fatto, ma per dare il meglio di me. Sarà lo spirito agonistico, ma per natura le cose “fatte” per dire “l’ho fatto” mi irritano, ma questo è un altro discorso…

Erano anni che volevo parteciparvi: è una delle più note, e “tecnicamente” (come scrivevo sopra, si corre sempre su asfalto e non su roccia) più abbordabili. Mi frenava sempre il pensiero dell’impatto sul mio fisico, bisogna fare i conti con i propri punti deboli, e le articolazioni non sono mai state al massimo in questi ultimi anni. Ma più passa il tempo e più sarebbe stato difficile partecipare. Ed allora, la decisione è stata presa: non voglio avere rimpianti per cose non fatte, non provando mai a farle.

La preparazione è iniziata ai primi di novembre. Mi sono affidato ad un allenatore con cui avevo già collaborato, ottenendo i miei migliori risultati. Ho continuato a prevenire infortuni con il mio massofisioterapista di fiducia (rilassare e stendere i muscoli aiuta tantissimo) ed ho aggiunto a questa routine anche un nutrizionista: non si può lasciare nulla al caso e non volevo dare al mio fisico ulteriori stress non necessari.
Oltre al corpo, è stato fondamentale allenare anche la testa: la maggior parte degli allenamenti li ho svolti in solitaria, soprattutto i “lunghi” propedeutici. Come dicevo, questa gara è un viaggio e bisogna abituare la mente alla solitudine in modo che non la si lasci andare a pensieri negativi che, all’iniziare della fatica e nei momenti di crisi, stroncano definitivamente la prestazione, compromettendo il buon esito della gara (tagliare il traguardo!).
La partenza era alle 15 del pomeriggio da Piazza Duomo in Firenze. Luogo suggestivo e caldo cocente (anche se quest’anno molto meno rispetto alle ultime edizioni). La moltitudine di persone era impressionante e rispetto alle gare cui sono abituato c’era uno spirito più rilassato, anche se la percentuale di “matti” e persone “disagiate” era molto maggiore. Allo sparo il fiume umano si è mosso. Non si è riusciti a correre per almeno un 500m. Poi pian piano ognuno ha preso il suo ritmo. Un ritmo molto blando, il risparmio delle energie è alla base di questa competizione.
Nella prima parte, sino al 48° Km, si concentra la parte muscolare con le due salite della gara. Nella seconda parte entra in gioco la testa: mediamente il percorso è in discesa, ma non si riesce a godere del paesaggio in quanto inizia il buio, le persone intorno a te si diradano e la stanchezza inizia a “batter cassa”. E qui mi ha salvato l’allenamento della testa: non ho mai pensato ai chilometri che mancavano (corsi 50, ne mancano altri 50 e, normalmente, sono molti di più di una gara consueta…) ma pensavo volta per volta alla tappa successiva, di 5 Km in 5 Km, facendomi rinfrancare lo spirito durante i passaggi nei paesini lungo il percorso, dove era presente gente ad incitare e bambini cui battere il “cinque”, ricordando sempre di non strafare.

E poi dalla Toscana passi alla Romagna, da Firenze arrivi a Ravenna. Gli altri partecipanti sono dei puntini luminosi (le lampade frontali obbligatorie per questioni di sicurezza) che ti seguono o ti precedono e non ti fanno sentire solo e disperso. Punti al prossimo paesino, e arrivano i cartelli che indicano la direzione per Faenza. Per incanto mancano 15Km, poi 10, poi il cartello ti dice “Faenza 5”. Ed allora si concretizza l’idea che ce la farai: in realtà l’avevo capito all’attacco del passo della Colla, circa il 31° Km: non per presunzione ma perché la mia testa aveva ordinato così. Finalmente entri in Faenza. No, la fatica non sparisce, i dolori che senti ovunque esistono e persistono, ma hai una iniezione di adrenalina, il buio è sovrastato dalle luci del centro, non passano 10 secondi che non c’è persona che ti applaude e ti spinge verso il traguardo… vedi l’arco, non pensi più ai Km alle spalle, ma ti godi quelle poche centinaia di metri che ti dividono dalla vittoria della sfida con te stesso… e arrivi.
C’è chi non trattiene le lacrime, c’è chi si butta per terra devastato, chi urla, chi ride. Io guardo il cielo, ammiro le stelle e mi piace pensare che da lassù, anche se non ho cambiato il mondo, i miei cari siano comunque orgogliosi di me.
Giuseppe Digesto




